giovedì 23 dicembre 2010

La differenza tra un uomo forte e un uomo remissivo

Che differenza c'è tra un uomo remissivo e un uomo forte, entrambi docili e pacifici nei gesti?
Perché a una richiesta gentile ma decisa del primo, la persona interpellata tenderà ad ignorarlo e a volte persino a deriderlo, mentre nel secondo caso, verrà valutata seriamente l'ipotesi avanzata?

La differenza sta nel passato dei due, e non nel presente. L'uomo forte è autorevole. Ed è autorevole perché c'è stato un momento, almeno uno, in cui ha alzato la voce, ha sbattuto i pugni sul tavolo, ha spaventato chi gli aveva fatto un torto.
Nel passato dell'uomo remissivo c'è invece una mortificante sequela di sconfitte accettate a testa bassa, al massimo con qualche lamentela. Cosicché tutti, lui stesso per primo, hanno finito per dare per scontata la sua incapacità sostanziale di reagire e cambiare il suo destino.

L'uomo forte quando chiede una cosa gentilmente può contare sull'eco della tempesta che gli si legge nello sguardo. Di lui tra i presenti si conosce la capacità di ribellione per via diretta o per voci passate di bocca in bocca.
Il mare calmo dei suoi occhi contiene in sé la promessa di burrasca. Così come il mare, anche il mare più placido, contiene in sé l'ipotesi della distruzione cieca e selvaggia.
Così, solo i bambini al primo bagno, che della violenza della tempesta non hanno né memoria diretta né contezza accumulata da racconti e letture, sono gli unici che si avviano verso il mare piatto senza alcuna remora. Pur essendo tra gli umani, gli unici che in quell'istante si avviano davvero verso l'ignoto. I grandi, che del mare sanno la cattiveria, entrano sereni ma con un occhio sempre attento ai figli. Il mare è remissivo per i bimbi, forte per gli adulti che lo rispettano.
Senza l'esplosione di rabbia del 14 dicembre, gli studenti di Roma avrebbero continuato ad essere remissivi e sconfitti. Non avrebbero potuto scegliere, il 22 dicembre, di essere forti e pacifici. 
E di riprendersi così la città.

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